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La “rivoluzione d’ottobre”, come affermava qualche giorno fa Dario Franceschini è cominciata. Con la nascita del Partito democratico e la leadership in mano a Walter Veltroni, il nuovo soggetto politico dovrà affrontare i grandi temi irrisolti di un’Italia in bilico tra necessità di riforme e veti incrociati. Non ci sono solo la politica e l’economia nell’agenda del Pd ma anche e soprattutto l’ambiente e l’energia, che,- come hanno sottolineato a più riprese gli ecodem - è il vero e proprio motore di sviluppo del Partito democratico. Per costoro Veltroni è l’unico leader riformista, a loro dire, che “ha posto l’ambiente tra le idee-forza di una politica di cambiamento, di progresso, di equità”. Tra meno di un mese cadrà il ventesimo anniversario del referendum sul nucleare che nel 1987 sancì l’uscita del Belpaese dalla schiera delle nazioni con i reattori atomici. Ma ora che la stagione riformista sembra riaprire i battenti si tornerà inevitabilmente a dover riaffrontare anche questo argomento. Veltroni nei suoi proclami prelettorali ha parlato di scelte economiche e sviluppo sostenibile, di cambiamenti climatici e rinnovabili, di risparmio energetico e della necessità di uscire dalla logica “del no a tutto”. Ma per dirla con Pier Ferdindo Casini, in un’intervista al Tg1 ora dovrà sceglier “se stare con Fioroni o con gli studenti che lo contestano... con chi vuole modernizzare il Paese con l'energia nucleare o con l'immobilismo di Pecoraro...”. Ma proprio sulle fonti tradizionali di energia, vale a dire carbone e nucleare, Veltroni ha glissato. Tanto da far dichiarare al verde Angelo Bonelli: “Siamo soddisfatti che nelle previsioni programmatiche ci siano l'ambiente e il clima: fino a oggi il Pd ha proposto il carbone, il ritorno al nucleare, un maggior consumo del suolo e delle aree agricole, proposte antitetiche a una politica di contrasto ai mutamenti climatici. Un ambientalismo del sì non si coniuga con chi sostiene il carbone: ci auguriamo che Veltroni possa far valere nel Pd ciò che fino a oggi non si è verificato”.
Più netto all’interno della nuova casa del Pd, Enrico Letta che non ha timori infatti a parlare di nucleare anche se in tono nostalgico e ammettendo l’impossibilità di un ritorno all’atomo a causa dei costi (“vent’anni fa fu sbagliato abbandonarlo, oggi è necessario sviluppare la ricerca”). Come Massimo D’Alema che da Nuova Delhi, meno di una settimana fa, affermava che pur non essendo attualmente nella nostra agenda, l’energia nucleare civile è destinata tuttavia a un revival per via dei cambiamenti climatici. Pier Luigi Bersani, altro pezzo grosso del nuovo soggetto politico, invece non ha mai nascosto un certo interesse per la questione anche se negli ultimi tempi ha sempre affermato che lanciare oggi un piano nucleare significherebbe mettere in bolletta una cifra paurosa. Salvo poi lanciare l’Italia nella ricerca verso la quarta generazioni e gettare le basi per quella “road map” che entro sei mesi porterà all’individuazione di un sito unico nazionale per ospitare i rifiuti nucleari italiani, preludio necessario per riprendere qualsiasi discorso sulla materia. D’accordo con il ministro dello Sviluppo economico è anche Piero Fassino che si è detto favorevole alla ricerca “per verificare se gli ulteriori sviluppi di questa tecnologia possono essere più sicuri e più condivisi dall'opinione pubblica e a costi più abbordabili”. L’ex leader della Quercia però, a giudicare dalle affermazioni fatte da Longarone (Belluno) lo scorso 9 ottobre, ha lasciato aperto uno spiraglio: “Non è un no ideologico ma per ora non esistono le condizioni di costo, di tempo e di sicurezza sufficienti. Qualora questi problemi trovassero soluzioni più adeguate rispetto a quelle che ci sono oggi la cosa potrebbe essere ripresa in considerazione, in ragione tale che se c'è necessità si possa ritornare su questa decisione”. | Ma sono molti anche i “pentiti” del referendum antinucleare “che non dicono di esserlo ma lo fanno capire”, come osserva oggi il Sole 24Ore. Tra questi Francesco Rutelli che non più tardi di qualche giorno fa sul Nobel ad Al Gore rilevava che il tema del nucleare “va ripreso, ma per ora in termini di maggiore ricerca” e lo stesso premier Romano Prodi che nel 1987 era nuclearista convinto e oggi si dice allineato alle posizioni del collega Bersani. A spingere sull’acceleratore del nucleare sono però anche gli industriali. Emma Marcegaglia e Luca Cordero di Montezemolo da tempo ripetono che l’Italia deve riconsiderare questa opportunità senza preclusioni ideologiche. Preclusioni che potrebbero venire da Roberto della Seta presidente di Legambiente in predicato di entrare nel Pd e da sempre contrario, per ragioni non solo ambientali ma anche economiche, all'atomo. Tra i possibilisti da sempre c’è invece il senatore Antonello Cabras che in Sardegna si sta giocando sul filo di lana una partita con il governatore Renato Soru per spuntarla nelle liste del Partito democratico della Sardegna. Cabras si è sempre speso a favore dell’atomo considerandola come un’opzione da valutare per il futuro, mentre Soru che in passato ha condotto battaglie contro l’eolico e i sottomarini potrebbe risultare meno malleabile.
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